PRIMA DI ANDARE LONTANO
- Beniamino Pisati
- 3 mag
- Tempo di lettura: 4 min

Andai in Calabria per la prima volta nel 2007. Credo dopo aver visto un documentario sulla pesca del pesce spada nello Stretto. Mi affascinava quel modo di pescare, in una zona che ha sempre avuto qualcosa di mitologico.
Nonostante avessi già una fotocamere digitale, c'era ancora un po' di diffidenza, quel lavoro decisi di farlo con una EOS 3 e una Leica M7.
Mi accordai telefonicamente con la proloco locale per riuscire a salire sulle feluche. Ricordo ancora che vennero persino a prendermi in aeroporto.
Avevo una stanza a Chianalea e già allora tutto parlava della pesca allo spada. Dal porto spuntavano gli alberi delle feluche, quasi a toccare il castello, da dove un tempo venivano dati i segnali ai pescatori in mare.
Scilla, mio reportage nel 2007
La prima mattina partimmo molto presto.
Ricordo bene l’emozione di quel momento. Anche se quel lavoro non era stato commissionato da nessuno, per me era importante. Mi sentivo bene a fare quello che facevo.
C’era un sole fortissimo, ma mentre la barca andava quasi non lo sentivi.
Antonio, l'arpionatore, era già anziano, stava seduto immobile su una sedia di plastica bianca, davanti a quella prua lunghissima che sembrava entrare nel mare.
Provai a percorrerla anch’io, ma arrivai solo fino a metà. Per loro era la cosa più naturale del mondo, per me invece ogni passo sembrava sbagliato.
Scilla, diapositive del mio reportage nel 2007
Quel giorno pescammo un pesce spada enorme. Mi colpiva vedere Antonio scattare all’improvviso come una molla, correre lungo quel ponte impossibile, arpionare con una precisione quasi chirurgica e poi tornare sulla sua sedia composto, come se niente fosse.
Più tardi tornammo a casa di uno dei pescatori e sua moglie mi preparò una limonata fresca. Ricordo ancora quel bicchiere gelato dopo ore passate sotto il sole, mentre il corpo iniziava finalmente a liberarsi di tutto quel calore che il vento, per tutto il giorno, aveva quasi nascosto.
A distanza di 15 anni sono tornato a Scilla.
Nell'estate del Covid decisi di organizare un worshop seguendo i miei ricordi, cercando in qualche modo di riprendere un discorso lasciato aperto allora. Alcuni lavori non finiscono davvero mai.
Era il 2020, ho incontrato di nuovo Antonio, oggi è il più anziano pescatore di pesce spada con l'arpione ancora in vita. Abita tutt'ora nel rione di Chianalea.
Davanti al suo mare.
Antonio Alfonzetti, é l'arpionatore più anziano ancora in vita di Scilla (2020)
Tornare in Calabria mi ha dato anche la possibilità di conoscere meglio una regione spesso raccontata male, o raccontata poco.
È una terra dove tante persone sono andate via. E questa cosa si sente.
Forse è anche per questo che tornare lì mi fa stare bene.
Roghudi, Aspromonte, abbandonato negli anni '70 a seguito di disastrose alluvioni, a destra Francesa e Gianni nella loro casa di Barone.
In Aspromonte ho conosciuto Giovanni, a Gallicianò, uno degli ultimi paesi grecanici della Calabria.
Cerca di tenere viva una cultura antica fatta di lingua, memoria e tradizioni che sembrano appartenere a un altro tempo.
Quando arriviamo a Gallicianò siamo quasi sempre soli.
Ed è diventato quasi un rituale guardare la luce del giorno mischiare con quella dei lampioni che si accendono.
Domenico chiesa ortodossa che custodisce e Gallicianò
Poi c’è Serra San Bruno.
Molti ormai conoscono i carbonari, fotografati infinite volte, quasi fossero diventati un simbolo della Calabria stessa. Ma quel luogo, per me, è molto di più.
Sono i boschi, l’umidità dell’aria, il silenzio.
E poi c’è Bruno Tripodi, fotografo e persona profondamente legata alla sua terra. Ha seguito i carbonari per decenni e quando arrivai lì la prima volta bussai prima di tutto a casa sua.
Mi fece entrare nel suo mondo con una naturalezza che non appartiene a molti colleghi, tornare a Serra significa incontare anche belle persone.
Serra San Bruno (VV)
Un’altra realtà che mi piace far emergere è Nido di Seta.
In una terra da cui tante persone sono andate via, loro hanno fatto il contrario: sono tornati.
Hanno ripreso una tradizione antica come quella della seta partendo da un vecchio gelseto abbandonato a San Floro, in provincia Catanzaro, riportando vita in un luogo che sembrava destinato a sparire. Oggi collaborano anche con Gucci
Andare a trovarli e cenare lì da loro è sempre uno dei momenti che preferisco.
Miriam e Domenico nel loro "Nido di Seta" a San Floro (CZ)
Negli anni ho viaggiato molto, e continuo a farlo.
Ma sempre più spesso mi rendo conto che conoscere e raccontare il proprio paese è importante almeno quanto cercare storie lontane.
Forse anche di più.
Perché in un paese come il nostro le storie sono ovunque. Bisogna solo fermarsi abbastanza per accorgersene.
E alla fine, la parte più bella di questo lavoro, non è mai stata davvero la fotografia.
Sono gli incontri.
Io in Calabria tornerò ancora.
Per continuare a fotografare, incontrare persone e raccontare questa terra meravigliosa e autentica.
Questa volta insieme ad un piccolo workshop fotografico.
Se siete curiosi, qui trovate qualche informazione:











































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